PLACEBO NEWS N°64

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Placebo a Milano, la recensione

2016-11-17

Ringraziando Valeria Leporati per la recensione del concerto di Milano. Buona lettura.

Ho sognato per anni un Brian Molko che aprisse il suo cuore e la sua anima ai i fan, regalandoci "la persona" e non "il personaggio", e mai mi sarei aspettata di trovarlo dopo vent'anni di carriera di Placebo in un tour che ci lasciava solo la speranza di vederlo in forma, dopo l'interruzione e l'annullamento della prima data in Danimarca. Ma è stata una sorpresa ingestibile e travolgente scoprire che la realtà ha fatto della speranza piccole briciole.

Questo concerto ci ha riservato sorprese emozionanti dall'inizio, in cui Brian è apparso di colpo sul palco prima ancora che ce lo aspettassimo, alla fine.

Il ventennale della band segna con successo un evento indimenticabile insediato nel più profondo del cuore di tutti i presenti, un vero e proprio connubio tra il vecchio Brian che rispondeva in modo sbagliato alle proprie emozioni mostrandoci la sua parte distruttiva e la sua inquietudine esistenziale, ed il Brian recente forte delle sue nuove consapevolezze sull'accettazione e sull'io e frutto dei suoi viaggi spirituali, che lo facevano apparire discreto, a modo, preciso, ma un po' troppo piatto.

Il risultato? Non c'è niente di meglio di una fusione di una dicotomia che non permette all'uno di funzionare efficientemente. Infatti Brian Molko si è mostrato espansivo ed espressivo, un terremoto di emozioni spaventose, interpretando ogni singolo testo delle canzoni della scaletta, da Protect me from what I want, a devil in the ditails, da exit wounds, a running up that hill, per non dimenticare l'immensa without you I'm nothing, alla fine della quale ha avuto un accenno di pianto, nel rivolgersi al cielo invocando David Bowie.

Il suo non è stato un canto, ma una pura interpretazione, a tratti uno sfogo di pura rabbia, la sua non è stata un'esibizione canora, ma un atto di trasparenza verso il pubblico che ne ha palesemente colto tutte le sue sfaccettature, perdendosi nell'incanto. Ha curato la scena nel dettaglio, non privandoci nemmeno di discorsi profondi e commoventi tra un pezzo e l'altro.

Ed i flashmob hanno reso la scena ancor più perfetta, creando un'atmosfera di pace. E come se tutto ciò non bastasse a renderci inermi ed impotenti, ma maledettamente vivi, Brian e Stefan, a chiusura, sono corsi dalla la folla per stringere le mani ai fan in segno di amore e gratitudine.

Un live che segna il tramonto di un pezzo di vita della band, per cedere spazio all'alba più bella.

Valeria Leporati - 15.11.2016